Luca su Repubblica Napoli

luca41 Alla Casa della Musica di Fuorigrotta il concerto dell´ex ragazzo bolognese che adesso festeggia venticinque anni di attività.”Rispetto a quei tempi mancano le parole e i sogni scritti sui muri.In un secondo album metterei Daniele e Venditti”

“Forse il destino della gente è quello di viaggiare sempre e di non fermarsi mai”. Luca Carboni tiene fede al testo della canzone “La mia isola” e prosegue un lungo percorso iniziato negli anni Ottanta con un singolare debutto, quello dell´album “Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film”. Venticinque anni dopo ecco “Musiche ribelli”, un´originale antologia di cover facendo rivivere, fin dal titolo, in omaggio alla hit di Eugenio Finardi, la scuola dei cantautori, rispolverando brani di Pierangelo Bertoli (“Eppure soffia”), di Francesco De Gregori (“La casa di Hilde”), di Francesco Guccini (“L´avvelenata”), di Enzo Jannacci (“Vincenzina e la fabbrica”), fino a “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli. Un repertorio che il cantautore bolognese proporrà dal vivo questa sera (alle 21.30) alla Casa della Musica. «Quando sto sul palco mi sento in qualche modo un narratore, un cantastorie, uno di quelli che gira di piazza in piazza e porta dentro di sé le canzoni cantate da altri», spiega Carboni che, in uno dei suoi primi successi, “Silvia lo sai”, cantava che «a salvarci erano invece canzoni».

Un disco che ritorna agli anni Settanta. Che accoglienza sta ricevendo?
«Buona, dalle mail che ricevo vedo che molti sono rimasti contenti, altri più perplessi, anche se stanno scoprendo l´album un po´ alla volta. Sono canzoni che raccontavano i suoni, le ambizioni, le tensioni che c´erano nel nostro paese in quegli anni. Erano canzoni popolari che arrivavano nel cuore della gente».
Come ricorda quegli anni?
«In quel periodo ero un ragazzino, seguivo i miei fratelli più grandi, suonavo il pianoforte. Ricordo mia sorella che metteva sul giradischi “La casa di Hilde”, una canzone bellissima, anche se magari non capivo a fondo la potenza dei testi. Ritengo siano le mie radici musicali, dei punti di riferimento che continuo ad ascoltare anche oggi».
“Ho visto anche degli zingari felici” uscì nel periodo dei cosiddetti indiani metropolitani”«È una canzone a cui sono legato tantissimo, ho sempre avuto l´idea di celebrare Claudio Lolli, che fra l´altro conosco bene, abita in centro, a Bologna, vicino casa mia… In realtà è rimasto un po´ ai margini rispetto alla sua generazione, non tanto per il successo quanto per un mancato riconoscimento, un po´ dimenticato anche per scelte sue. La canzone mi è rimasta dentro».
Luca Carboni arriva invece qualche anno dopo
«Sì, con le mie canzoni uscite dalla politica, sganciate da queste grandi tensioni, con una voglia di leggerezza che comunque rappresentava gli anni ´80. In questi anni, invece, sembra non ci sia un aggancio con la vita reale, con quello che la gente vive. C´è solo intrattenimento. Mancano la musica ribelle, le parole e i sogni scritti sui muri».
Come mai ha inserito anche “Venderò” di Bennato, con tanto di base reggae?
«Mi è sempre piaciuta, è una canzone che pone domande sul nostro essere oggetto-soggetto del mercato, fino a che punto siamo liberi. E poi mi fa sfogare una certa solarità, la sentivo adatta a me. Certo, Bennato non l´avrebbe fatta reggae».
Pino Daniele ha invece collaborato a una sua canzone di tre anni fa, “La mia isola”.
«Ecco, Pino sarebbe uno di quelli da inserire in un ipotetico secondo album, come Venditti, del resto. Ma al momento non ci penso, ho bisogno di uscire con un mio album. E poi mi sentirei un po´ ridicolo a cantare in napoletano…».(19 marzo 2009)

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