Parola all’esperto: Gino Castaldo

CAMERETTA CON VISTA
In virtù di quelle strane alchimie che solo di tanto in tanto legano efficacemente un prodotto musicale al suo tempo, si può dire che Luca Carboni abbia centrato miracolosamente un obiettivo che era sfuggito a molti, ovvero quello di dar voce, canzonettisticamente parlando, alle nuovissime generazioni, quelle diseredate dalla storia, prive di eroi, di grandi bandiere ideologiche. Un vuoto grave, fino a qualche tempo fa riempito per fattori inerziali dagli stessi autori che avevano così bene interpretato e cantato le grandi crisi degli anni Settanta. Si aspettava da tempo un nuovo profeta, e alla fine, dalla porta di servizio è arrivato Luca Carboni, ottocentomila pezzi venduti del suo precedente lavoro, con un exploit discografico che non ha molte possibili spiegazioni razionali. Ci si è così resi conto che se di profeta c’ era bisogno, non poteva che essere come lui, ovvero un non-profeta, naif, soavemente smarrito, con una sola evidente bandiera che è quella della fragilità e della tenerezza, ammirevole casomai per il coraggio di cantare senza pudori i sentimenti più semplici, più delicati. Aggiungiamo a questo un volto schietto, pulito, tratteggiato da segni di malinconica sensibilità, e il gioco è fatto. Legioni di ragazzi si sono amabilmente riconosciuti nelle sue canzoni, e Carboni ha d’ un balzo superato quella pericolosa zona di mezzo in cui si sono infrante le speranze di decine di giovani promesse della canzone. Ed è un processo certamente destinato a continuare, almeno a giudicare dal suo nuovo album (Persone silenziose, ed. Bmg), che a tutti gli effetti sembra un punto di arrivo, il più completo e rifinito tra i dischi che ha realizzato finora. In questo nuovo album sembra un ragazzo che comincia a padroneggiare i suoi sentimenti, più sicuro della sua insicurezza, capace infine di alzare la testa al di fuori dei confini della sua cameretta adolescenziale e guardare il mondo, con sguardo trasognato, ma anche critico, con visioni dolenti di madri chine sul lavoro domestico, di ragazzi che si amano e non hanno il tempo di farsi rappresentare dai media, coi turbamenti dolceamari di un giovane che cresce in un mondo così incomprensibile, ma anche con i barlumi di una speranza del vivere che nasce da una dolcezza di fondo, da un sentimento di coscienza delle piccole cose del quotidiano. Ascoltare per credere la grazia con cui ha arrangiato e cantato il pezzo Persone silenziose, quello che maggiormente ambisce ad un punto di vista più adulto, più universale sulle cose del mondo. E anche la rabbiosa invettiva di Il punto contro tutti i fratelli maggiori, contro quelli che credono di avere la verità in tasca, la furbizia e il cinismo di chi si è fatto da sé. Saltando liberamente da quadretti di amori giovanili che si consumano all’ ombra della retorica mediologica, tra frammenti di incomunicabilità contemporanea, tra verità ingenue ma ammalianti e squarci di apprezzabile e rarefatta poesia, Luca Carboni sta sempre di più conquistando il posto e il ruolo della nuova vera voce della canzone d’ autore italiana, aiutato in questo da una voce che possiede spontaneamente il prezioso dono della credibilità. Chi sottovalutasse questa voce, bollandola di irrilevante ingenuità commetterebbe un grosso errore. Piaccia o meno, Carboni è il primo cantatutore di una nuova generazione, il primo che sia riuscito ad entrare nel cuore dei giovanissimi con del materiale non nuovo nello stile, che anzi risente fortemente dello stile dei cantautori classici, ma sicuramente nello spirito. Forse ci si dovrebbe aspettare qualcosa di più avanzato da un cantautore che musicalmente è figlio degli Anni 80, ma al di là di queste considerazioni stilistiche quello che conta è che i giovani hanno riconosciuto in lui una voce capace di rappresentarli, almeno in parte, che è già una gran cosa. E’ solo un disco che gira dentro a una stanza, due casse che sbatton sulla libreria. E’ solo un attimo, è solo un brivido, come recita il testo di una delle canzoni di questo nuovo album. Certo, è solo un disco, ma ormai dopo tanti anni di canzone d’ autore abbiamo imparato a capire come quando un autore riesce a cogliere anche solo un piccolo pezzo di verità, non possiamo ignorarlo, perchè in questo caso non è solo un disco.

Gino Castaldo,giornalista de La Repubblica,2 Dicembre 1989.

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