“Mi piacerebbe scrivere racconti”

Vi proponiamo un’intervista rilasciata da Luca in occasione dell’evento andato in scena in quel di Vicenza e riportata dal sito Babylonbus.org.L’intervista spazia in vari temi,da quelli prettamente musicali a quelli sociali e spirituali.Noi di SJG ve la riportiamo di seguito fedelmente.
luca carboniIntervista con LUCA CARBONI
SAGGI MESSAGGI TRA LE… NOTE

Forse non tutti ricorderanno che il suo primo album titola “Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film” (1984), quasi tutti però rammenteranno delle autentiche “hit” che ne hanno contraddistinto (e continuano a farlo) la carriera, brani ormai conosciutissimi, traslati alla storia della musica italiana, come: “Silvia lo sai”, “Ci stiamo sbagliando”, “Mi ami davvero”, “Ci vuole un fisico bestiale”, “Mare, mare”, “Farfallina”, “Inno nazionale”, “Le storie d’amore”, solo per citare le più note…
Bene, l’autore delle opere in questione è Luca Carboni (bolognese doc, classe ’62, sposato con Marina ed un figlio, Samuele di dieci anni) un autentico fuoriclasse delle sette note, anche se non è tipo da sbandierarlo ai “quattro venti” (ma i successi sono lì a testimoniarlo) per carattere, umiltà e discrezione, che ne contraddistinguono la grandezza umana prima che a livello artistico. L’intervista che segue è eloquente in tal senso ed stata realizzata in Piazza dei Signori a Vicenza, lo scorso 21 giugno, in occasione della “Festa Internazionale della Musica” e della “Giornata Mondiale di lotta contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica”, Associazione benefico-solidale, cui Ron fa da sensibile testimonial, e che ha visto unirsi tra gli altri, personaggi del panorama canoro e dello spettacolo, come: Alessandro Bergonzoni, Jury, Katia Ricciarelli, Amedeo Minghi, Patrizio Baù, nonché in veste di abile presentatrice, Emanuela Aureli.
L’eccellente carriera di Luca Carboni è giunta quasi al 26mo anno ed egli è un artista (ed un uomo) che merita pieno rispetto ed ascolto. Se non (solamente) tra le righe, (di certo) tra le sette note.

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Da calzolaio a (complice Battisti) musicista. Le scarpe ti stavano troppo “strette” o lo stimolo
di Lucio era irrinunciabile? Indi, a distanza d’anni, una follia (quella per la musica) calcolata o che non rifaresti?…

Diciamo che io ero andato a lavorare in un negozio di scarpe perché cercavamo soldi, avevamo bisogno di soldi da investire nell’impianto e negli strumenti della nostra band, quindi, coniugando il fatto che non avevo tanta voglia di studiare ma molta più voglia di fare musica, questa scelta c’ha portato come band, ad avere la possibilità d’iniziare questa strada di musicisti. Purtroppo dopo alcuni anni il gruppo s’è sciolto per cui le canzoni che scrivevo ho iniziato a cantarle io per gioco e, nel giro di poco tempo, è nata la possibilità di fare il mio primo album.
Venticinque anni di carriera, 14 album all’attivo; per un artista ogni opera è un figlio bellissimo. Prova però a scegliere quello più “secchione”, ossia l’album ed il brano che meglio ti “vestono”…
Mah, guarda, io penso che in questi venticinque anni di carriera, ogni disco rappresenti la mia vita, ogni disco ha un brano, più o meno di successo che, secondo me, rappresenta un percorso, quindi… Beh, è chiaro che se dovessi scegliere un pezzo in particolare sarei un po’ in imbarazzo, perché il primo album è stato quello della realizzazione, del mio sogno di diventare musicista. Canzoni come “Ci stiamo sbagliando”, come “Fragole”, sono canzoni importantissime per la mia storia; poi, qualche anno dopo (1987 ndr) è giunto il momento dell’album “Luca Carboni”, da cui “Farfallina” e “Silvia lo sai” album che, forse, m’ha consacrato e fatto conoscere al grande pubblico. Però sono importanti canzoni come: “Inno nazionale”, “Mi ami davvero” od anche brani come “Le ragazze” che qualcuno trova molto “leggere”, mentre per me raccontano delle cose…
A proposito di beneficenza, sei a Vicenza con altri artisti per un connubio spettacolo-solidarietà non di poco conto. Con che spirito salirai sul palco e quali emozioni cercherai di rendere “al tuo compagno di viaggio” (il pubblico)?
Guarda, io a questa proposta di Ron, della Sla, sono stato coinvolto fin da subito, per un motivo molto “forte”, in quanto ho perso a causa di questa malattia, un parente carissimo, un mio amico e nello stesso tempo anche mio cugino, una persona molto importante per me. Per cui quando Ron è partito con questa iniziativa, l’ho sempre seguito. Questa è l’ennesima testimonianza che diamo su questo tema molto importante.
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“Il vero artista credo si possa giudicare dopo molto tempo”. E la musica?
Beh, credo che anche la musica, come i quadri, debbano, come diceva qualche artista del passato, “tener botta”, cioè dopo degli anni, sentire che ti dicono ancora qualcosa. Quando questo succede (ed io non saprei giudicare se ciò stia succedendo con le mie proposte musicali) se metto un disco di Bob Dylan degli anni ’60-’70, sento che ancora mi danno delle emozioni e percepisco che c’è ancora molto da ascoltare, da “farsi emozionare”, ancorché da imparare e da capire. Per cui credo che, certo, le canzoni importanti, quelle grandi, devono durare nel tempo ed avere dentro qualche cosa di eterno.
Dovessi descriverti come artista e come uomo, con quali aggettivi ti definiresti?
Io credo di avere un po’ degli estremi opposti. Sono da un lato molto pigro ma, pure molto creativo e tenace nel perseguire un’idea creativa. Per cui alterno, passo continuamente tra queste due fasi, di stasi e di dinamica.
“L’amore è una cosa meravigliosa”, “eterno finché dura”, “la cosa che fa girare il mondo”, “un’ipotesi”, o che altro?
L’amore è sicuramente qualcosa che… C’è una grande chiave di lettura di tutto ed è forse la molla che fa girare il mondo. E’ una cosa che dobbiamo capire nel tempo, l’amore non è solo il fidanzamento dei ragazzini ma qualcosa di molto più profondo che capiamo un po’ alla volta, nell’andare avanti nella vita. Ed è sicuramente la cosa più importante.
A tuo figlio per anni non hai fatto vedere la tv, neppure i cartons. Eccessiva apprensione o meglio la realtà, nuda e cruda, spesso al limite del voyagerismo se non dell’eccesso (v. casi di Garlasco, Cogne, Erba…)?
Mah, guarda, io ho fatto la scelta di non fargli vedere la tv (sorriso di Luca ndr) non so nemmeno se ho fatto bene, ma ho copiato… diciamo ho creato artificialmente una situazione che io ho vissuto naturalmente da bambino, in quanto i miei genitori non avevano la tv e, quindi, ho ritenuto che il mio essere diverso rispetto agli altri bambini (perché non conoscevo e non stavo tanto tempo a seguire questo gioco passivo ma a far sempre dei giochi attivi) avrei dovuto riprodurlo su mio figlio, ma solo per un periodo però. Adesso ha diec’anni, e da uno gli ho lasciato la possibilità di vedere i cartoni; cosicché lui vede gli stessi cartoni che vedono i bambini di tre anni, però sicuramente con uno spirito più maturo (in quanto ad età) però in questi anni è sempre stato “costretto” a giocare, “costruendo” (attivamente, ndr) qualcosa.
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Nelle tue canzoni hai spesso toccato temi giovanili anche “scottanti” (“Silvia lo sai” su tutte). Al cospetto di tatuaggi, piercing, lifting, look estremi da un lato; anoressia, bulimia, alcolismo, droga, bullismo, xenofobia dall’altra, non pensi ci si trovi al cospetto d’un’umanità confusa ed infelice che stenta a ritrovare se stessa?
Io penso che siamo sempre… si anche, in questo momento storico dove ci può essere un’umanità e soprattutto un mondo giovanile molto “confuso ed infelice, che stenta a ritrovarsi spesso”, come dici tu, soprattutto perché vive e cresce in un mondo molto difficile (parlo soprattutto dei giovani). Gli adulti stessi si sono un po’ rassegnati e non danno più stimoli positivi ai loro figli. Mi auguro, ciò avvenga anche attraverso la musica con delle canzoni che smettano un po’ di essere solo di intrattenimento per ritornare a dare anche messaggi importanti alla gente.
Grillo, Benigni, Crozza, Luttazzi, Guzzanti, Celentano, Littizzetto, li vediamo spesso dover indossare i panni del politici, con quest’ultimi a rubare ai primi la scena “teatrale”. Non pensi sia un brutto segnale se i ruoli si capovolgono?
Mah sì… Indubbiamente sì da un certo punto di vista. Stiamo vivendo un’epoca, un momento storico, dove non abbiamo oggettivamente, personaggi politici particolarmente illuminati e, quindi, dentro all’arte che, secondo me, può sempre racchiudere un grande messaggio politico. L’arte è, in qualche modo, politica, e quindi molte volte troviamo che sia quasi più coerente o più credibile, quella parte di politica che troviamo dentro all’arte, piuttosto che nella politica vera, ove, non si trovano attualmente, grandi personaggi ispirati.
Potendo scegliere, meglio un giorno da leone od una vita da mediano, se non da… pecora?
Mah, questo è un discorso molto difficile. Nel senso che ci può essere un giorno straordinario, “da leone” che può valere tutta la vita; e questo lo posso anche capire. Però a me piace abbastanza anche l’idea di poter, nella continuità, riuscire a fare qualcosa; quindi anche un buon “mediano” è interessante.
Rendi agli “ultimi” di questo mondo, almeno un paio di validi motivi per cui credere ancora in questa vita?
Io credo che anche il concetto di essere “ultimi” sia molto relativo. Nel senso che credo molto nel relativismo e ritengo che la cosa più importante sia, senza peccare di presunzione, potere vantarsi della propria unicità. Per cui, in qualche modo, non esiste diciamo un “ultimo”, siamo tutti dei “primi”, a meno che uno non si senta sconfitto per qualche ragione che l’ha segnato in modo profondo.
“La Fede non t’arriva gratuitamente, sempre frutto di un percorso”. Chi è il tuo Dio? Come o dove Lo riconosci?
No, io credo che la Fede debba essere frutto di un percorso e che, teoricamente, come successe a San Paolo, è proprio anche da situazioni addirittura estreme, che ti può arrivare l’intuizione, la grande conversione, anche nel vivere le cose più incredibili. Quindi, sono convinto che ognuno possa arrivare a questo concetto di Dio, attraverso qualunque tipo di percorso. Non certamente di un Dio come racconto in “Silvia,lo sai”, omologato e che t’insegnano a dottrina; ma è l’esperienza che ti deve fare arrivare a scoprire se ci sia qualcosa di più importante, di Divino.
Nel 03 affermasti: “Viviamo in un mondo disumano a più livelli”. Aggiungiamo che l’inizio Millennio s’è aperto all’insegna del terrore e dei drammi globalizzati. C’è ancora spazio per dare una raddrizzata alla situazione? Nel 99 ci dicesti: “Vorrei poter cambiare il mondo”. A che punto sei con la… rivoluzione?
Credo… Io ho sempre pensato che noi dobbiamo fare anche una rivoluzione gentile, che parte da se stessi ma anche, in una dimensione molto normale, dal cercare di trasmettere certi valori ai propri figli; ed io spero di farcela. La mia rivoluzione, diciamo, non è urlata, anche dentro le mie canzoni, va sempre un po’ trovata tra le righe delle stesse. E’ un po’ nel mio carattere.
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Alla domanda di un collega, circa che cosa avessi perso o guadagnato nel tempo, replicasti: “il dubbio”. Perché la verità poi sta sempre nel mezzo?
Il dubbio… magari rischia di sembrare un luogo comune, ma comunque, riflettere sulle cose, mettere in conto gli errori che possiamo fare, come quelli che possono fare gli altri, il dubbio credo che sia una cosa (se non diventa un vizio) che ti può far crescere per arrivare a scoprire la verità, le cose che contano.
Se potessi rinascere, chi o che cosa vorresti essere?
Non vorrei rinascere. Credo, come dicevo prima, nell’unicità della nostra vita. Ritengo che il mio passaggio su questa Terra, sia stato fondamentale per le emozioni che ho avuto, per quello che posso dare, proprio in questo momento storico, per il fatto di avere un figlio a cui possa dire qualche cosa. Non vorrei rinascere ma vorrei essere qualcosa di diverso.
Nel 2006: “Sono soddisfatto dei miei primi 23 anni di carriera. Sono riuscito a non diventare una rock-star. E a non dimenticare mai di vivere!”. Come dire, vince l’umiltà, vince o perde la persona, non il personaggio…
Ho detto quelle cose perché a me piace vivere la vita reale, cioè prediligo poter scrivere canzoni ma non essere schiavo, di tutta una serie di meccanismi, che la popolarità ti crea. Quindi, fino ad adesso (a parte i primi anni che mi hanno un po’ sopraffatto, anche come sorpresa, come nuova vita) sono riuscito a seguire il mio istinto ed a fregarmene dei meccanismi standard, dei luoghi comuni della popolarità, dell’essere una rock-star. Insomma, sono riuscito a non essere una rock-star, certo!
Per chiudere, provando a trarre un primo bilancio, dopo oltre 25 anni di carriera e vari riconoscimenti. Cosa ti manca per sentirti pienamente soddisfatto e realizzato?
Guarda, in questi anni io spesso ho scritto, o tentato di scrivere racconti o cose simili… Mi piacerebbe, un giorno, riuscire a raccontare delle storie (è un po’ una sfida ma non l’ho ancora fatta) attraverso le parole e non mediante le canzoni. Per cui, mi piacerebbe avere anche questa opportunità nella vita e poter riuscire a fare magari solo dei racconti, esperienza che non ho ancora fatta, ma che è una cosa che m’attrae molto.

Luca Turetta

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5 Risposte to ““Mi piacerebbe scrivere racconti””

  1. bellissima intervista !!!
    ciao Dario, ciao Junto, state bene !!!

  2. Molto coinvolgente, e nn banale, mi piace proprio questa intervista, sarebbe veramente fantastico se Luca riuscisse in questo suo progetto di scrivere racconti!

  3. Devo darvi ragione,un’ottima intervista certamente fuori dai soliti canoni……

  4. Grande Luca… sempre umile e mai banale…

  5. Ciao Ragazzi
    è davvero una gran bella intervista!

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