Luca Carboni su Sabato Sera On line

foto_lucaIntervista a Luca Carboni in occasione della data zero del tour Musiche ribelli,prevista domenica a Bagnacavallo (Ra).

Domenica 1 marzo al teatro Goldoni di Bagnacavallo parte il nuovo tour di Luca Carboni, tra brani del suo repertorio e classici della canzone impegnata italiana degli anni ‘70. Un artista di fronte a una svolta, che si racconta nella nostra intervista esclusiva.

Uno dei cantautori emblematici di un decennio discusso e, appunto, emblematico come gli anni ‘80 si rimette in gioco e affronta un tour per teatri che comincerà domenica 1 marzo alle 21 al teatro Goldoni di Bagnacavallo. Accompagnato sul palco dal produttore/cantautore Riccardo Sinigallia e da un quintetto composto da Antonello Giorgi, Ignazio Orlando, Fabio Anastasi, Mauro Patelli e Vincenzo Pastano, Luca Carboni torna sul palco per promuovere il nuovo album «Musiche ribelli». Un lavoro quantomeno insolito per il cantautore bolognese, alle prese con un intero repertorio di cover, e per lo più brani di autori che hanno fatto la storia della canzone «impegnata» italiana degli anni ‘70.
Una sfida che Carboni lancia anche ai media in un periodo in cui, a detta dello stesso, i presupposti per il ritorno a una canzone più «sociale» ci sono tutti.
Com’è il clima di Bagnacavallo in cui state facendo le prove del tour?«E’ una città molto bella e accogliente in cui non ero mai stato, mi piace molto anche il teatro, e questo non stupisce data la tradizione dei piccoli teatri di Romagna. E’ stato uno dei motivi, insieme alla vicinanza a Bologna da cui veniamo tutti, che ci ha spinti a cercare un teatro da queste parti».
Dal vivo ci sarà anche Riccardo Sinigallia, che ha prodotto il tuo disco. Come l’hai conosciuto e com’è nata l’idea di fargli coprodurre il nuovo disco?«Sinigallia è stato, nei primi anni della sua carriera, soprattutto un produttore che ha lavorato benissimo con Niccolò Fabi, Max Gazzè e i Tiromancino. Più di recente ha pubblicato due album come cantautore [“Riccardo Sinigallia” nel 2003 e “Incontri a metà strada” nel 2006, nda] che mi sono piaciuti molto. La sua sensibilità e il suo stile, insieme alle sue indubbie capacità di produttore, mi hanno fatto pensare che fosse la persona giusta con cui realizzare un moderno disco cantautorale come “Musiche Ribelli”».
So che Sinigallia suonerà anche in concerto, che cosa dobbiamo aspettarci?
«Sarà un live in due parti distinte nettamente. Nella prima parte sarà con me anche Riccardo con la sua voce e la sua chitarra, ed eseguiremo brani del nuovo album, che integreremo anche con altre canzoni non incluse su disco, ma sempre cover di grandi cantautori del periodo, come Fabrizio De Andrè e Paolo Conte. La seconda parte della serata sarà invece dedicata al mio repertorio classico, le canzoni che mi hanno sempre accompagnato».
Il singolo trainante del nuovo disco è una cover di un brano storico di Claudio Lolli. Vi conoscete personalmente ?Nel tuo primo album suonavano anche musicisti del suo entourage.
«Sì, conosco Lolli dal 1984, soprattutto perché, come la gran parte dei cantautori bolognesi del periodo, frequentavamo gli stessi locali, dove era facile incontrare anche Dalla e Guccini. Insieme ai musicisti di Lolli poi, sul mio primo disco “…Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film”, c’erano anche Gaetano Curreri degli Stadio e Ron al piano».
Non è la prima volta che un album di Carboni è frutto di una scelta spiazzante, e questa volta sembra voler lanciare direttamente una sfida a luoghi comuni ancora circolanti, sul fatto che un cantautore che non tratta esplicitamente tematiche politiche e sociali venga in qualche modo etichettato come «leggero». C’è un’intenzionalità in questo?«In parte sì, ma c’è anche dell’altro. Da un punto di vista prettamente artistico e personale il mondo dei cantautori degli anni ‘70 è qualcosa che in qualche misura mi appartiene. In fondo mi sono formato in quegli anni e con quei cantautori, grazie soprattutto ai miei tre fratelli maggiori che ascoltavano queste cose. Sono sempre stati un punto di riferimento per me. Inoltre sono convinto che l’attuale periodo storico si presti a un ritorno di un tipo di cantautorato “impegnato”, la mia vuole essere anche una piccola provocazione, ma assolutamente costruttiva, per rilanciare un genere di musica che penso possa descrivere molto bene il presente».
Quanto è corretto parlare di svolta con un disco simile?«Almeno un po’ lo è di certo, soprattutto per il fatto che interpreto canzoni che non sono mie, ed è la prima volta. C’è però da dire, tornando al tema dell’impegno, che pur essendo nato artisticamente in anni, gli ‘80, in cui ci si ribellò alle tematiche esplicitamente politiche e sociali del decennio precedente, credo di avere sempre affrontato temi in cui molte persone si sono riconosciute. In quegli anni era tipico privilegiare racconti più personali e intimisti, ma non privi di risvolti estendibili a molta gente. Canzoni come “Silvia lo sai” e “Farfallina” non erano tanto meno impegnate di brani degli anni ‘70, parlavano solo una lingua diversa, figlia magari della caduta del Muro, ma non certo dell’edonismo sfrenato».
Come sono stati scelti i brani di «Musiche Ribelli»?«Sono canzoni con cui sono cresciuto, e ho voluto privilegiare pezzi non troppo famosi di cantanti conosciuti, per sottolineare la varietà dei loro repertori e dimostrare l’attualità di queste canzoni. Penso a “Venderò” di Bennato e la sua critica al mercato, o a “Eppure soffia” di Bertoli, che parla di ambiente. Ho scelto canzoni che trattano temi che mi stanno a cuore, ho voluto costruire un percorso che mi rappresenti».
Su «Musiche Ribelli» ci sono canzoni difficili da immaginare cantate da Carboni, vedi Guccini o Jannacci…
«…che sono stati effettivamente i più difficili da interpretare e riarrangiare, ma alla fine sono molto contento del risultato».
Cosa si può considerare «ribelle» oggi?«Riappropriarsi del linguaggio di quegli anni, in questo senso il pezzo di Finardi è ancora emblematico. La sfida oggi è rilanciare quella sensibilità in un mondo che quasi lo invoca, anche se superare il muro dei media, votati largamente al disimpegno, è la cosa più difficile».
La diffusione del download può aprire porte nuove?
«Di fatto le apre, anche se emergere davvero significa uscire dalla rete. Al contempo il download sta strangolando il mercato discografico e incidere e fare produzioni professionali è molto difficile, specie per i giovani. E’ comunque un fenomeno che nel complesso presenta almeno due facce. Diciamo che è bene rimanere alla finestra per capire che succede».
Abbiamo di recente visto Luca Carboni in un episodio dell’ispettore Coliandro, è cominciata una carriera da attore?«No, non è mia intenzione. La comparsata che ho fatto è stata soprattutto un omaggio ai Manetti Bros, registi della serie che negli anni ‘80 lavoravano coi videoclip. Sono vecchi amici con cui mi sono divertito a fare una cosa insolita».

Da SabatoSeraOnLine.it

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